Tecnici al lavoro per garantire l’efficienza dell’opera che protegge gli abitati dalle alluvioni
Nella settimana compresa tra il 17 e il 21 marzo sono in programma le attività annuali di manutenzione dei dispositivi di apertura della galleria Adige-Garda. L’obiettivo è di verificare e garantire l’efficienza dell’opera che serve a ridurre la portata di piena del fiume Adige, riversandone una parte nel lago di Garda. Utilizzato 13 volte a partire dagli anni Sessanta (l’ultima il 31 ottobre 2023 in piena emergenza meteo), il tunnel scolmatore artificiale garantisce la sicurezza degli abitati della parte meridionale del Trentino e soprattutto della città di Verona.
Avviso di selezione di n. 5 operai di quarto livello addetti ai lavori di ingegneria naturalistica presso il Servizio Bacini montani.
La scadenza per la presentazione della domanda decorre dalla data di pubblicazione fino alle ore 23.59 del 15 aprile 2025.
Nel corso degli anni il Servizio Bacini montani ha riconosciuto la grandissima importanza della formazione del proprio personale, in particolare, ma non solo, in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Ha imparato anche che non è possibile disgiungere “la sicurezza” dal “lavoro”, ovvero bisogna insegnare al proprio personale, anche tecnico ma in particolare al personale operaio, a “lavorare in sicurezza”, partendo dalle procedure di lavoro stesse, in quanto indossare un paio di guanti o delle calzature col puntale a poco serve se poi la macchina non viene usata correttamente, se non ci si lega la cintura, se si sta sul bordo della rampa...
Il Servizio Bacini montani monitora i corsi d’acqua di fondovalle.
Capire come cambiano i corsi d'acqua nel tempo è fondamentale per prevenire le alluvioni e proteggere il territorio. La conoscenza della morfologia fluviale permette di gestire al meglio le emergenze, pianificare interventi efficaci e integrare la protezione ambientale con lo sviluppo sostenibile. Attività coerenti con le indicazioni e disposizioni del Piano Generale di Utilizzazione delle Acque Pubbliche e delle direttive europee "Alluvioni" (2007/60/CE) ed "Acque" (2000/60/CE), la cui applicazione non può prescindere da un costante monitoraggio delle dinamiche relative alla morfologia dei corsi d’acqua.
A partire dal 5 febbraio, quattro pomeriggi di approfondimento dedicati al rischio residuo
Il rischio idrogeologico è una realtà che mette alla prova le comunità locali. Ogni anno lo testimoniano eventi come alluvioni, frane e valanghe. Per affrontare e comprendere meglio le sfide future, il Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna con la Scuola superiore della magistratura, il Consiglio nazionale delle ricerche e l’Università degli studi di Trento propongono un corso di formazione gratuito e a numero chiuso. Il corso si terrà nelle giornate del 5, 12, 19 e 26 febbraio nella sala conferenze del Muse. L’iniziativa è dedicata a tutti coloro che si occupano della gestione dei rischi naturali: un’occasione per approfondire aspetti tecnici, legali ed economici, e acquisire strumenti concreti per intervenire quando la natura si fa minacciosa.
Il Servizio Bacini montani ha realizzato negli scorsi mesi un intervento sul rio Val della Vecchia nel Comune di Primiero San Martino di Castrozza.
L’intervento è nato da una segnalazione del Servizio Industria, Ricerca e Minerario della PAT per il recupero della sorgente Val dela Vecia, che rischiava un grave danneggiamento a seguito dei fenomeni di dissesto in atto sul Rio. Da questa segnalazione è nata in seguito una proficua collaborazione tra il Servizio Bacini montani, il Servizio Industria, Ricerca e Minerario della PAT, E'-Lith S.r.l., Concessionario per l’acqua minerale termale Fonti di San Martino, il Comune di Primiero San Martino di Castrozza e ACSM.
La breve ma intensa precipitazione che il 3 luglio del 2018 ha colpito Moena, ha palesato le criticità idrauliche del rio Costalunga nel tratto che attraversa l’abitato. Nel 2018, la grande quantità di materiale trasportato dalla forza dell’acqua ha ostruito gli attraversamenti stradali prossimi alla confluenza con il torrente Avisio, provocando lo straripamento del rio. In pochi minuti le strade e gli scantinati adiacenti al Costalunga venivano sommersi da acqua e fango,
e pesanti furono i danni materiali agli edifici ed alla viabilità oltre che alle opere di difesa idraulica.
Il territorio del capoluogo è attraversato da un importante e articolato reticolo idrografico che va dal principale Fiume Adige (per 16 km) fino ai corsi d’acqua minori che solcano i versanti ad est e ad ovest della Città, comprendendo i canali di fondo valle a Trento nord. Nel 2025 prosegue l’impegno tecnico del Servizio Bacini montani ed è confermata la destinazione di risorse da parte della Provincia per migliorare la sicurezza idraulica e mitigare gli effetti dei fenomeni possibili sul territorio del Comune di Trento, quali le esondazioni per le piene più severe, le colate di detrito nei bacini a carattere torrentizio, le crisi dei lunghi tratti coperti dei canali o dei numerosi attraversamenti stradali. Ciò a fronte di un clima in cambiamento verso l’aumento degli eventi estremi e la reazione della popolazione chiamata a convivere con l’accresciuta vulnerabilità idrogeologica.
In questo inizio d’anno, si coglie l’occasione per un sintetico consuntivo sui lavori del 2024 e un cenno al programma per il 2025.
Il Servizio Bacini montani è attualmente impegnato nella riqualificazione dell’area golenale di destra idrografica del torrente Sarca di Campiglio nel tratto compreso tra i ponti di San Nicolò e di San Rocco, tra i comuni di Carisolo e Pinzolo.
L’intervento nasce da un lato dalla necessità di adeguare - a seguito dei previsti lavori della variante di Pinzolo - la viabilità a servizio della zona artigianale di Carisolo, attualmente ricadente in area demaniale di pertinenza fluviale; dall’altra, si rende necessario recuperare sezione idraulica in quanto la variante stessa, nel tratto tra i due ponti, prevede l’occupazione di demanio idraulico sul lato sinistro.
Le alluvioni colpiscono ciclicamente il nostro territorio, ma solo in parte è possibile indicare quali luoghi colpiranno, mentre quasi mai è prevedibile l’istante nel quale si verificheranno.
Le previsioni risultano teoricamente più agevoli nel caso dei fiumi: ad esempio l’Adige, il cui bacino si estende in Trentino Alto-Adige per oltre 8.000 kmq, ha “tempi di risposta” di svariate ore, dall’inizio delle piogge al raggiungimento del “colmo” della piena. Questo lasso di tempo consente alle istituzioni e alla popolazione di adottare opportune azioni di preparazione e di protezione civile.
Viceversa, quanto più è ridotta l’estensione del bacino idrografico, tanto più difficoltosa diviene la previsione degli eventi. Porzioni di territorio di pochi chilometri quadrati reagiscono a piogge brevi e violente in tempi estremamente rapidi, nell’ordine di poche decine di minuti.